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日志


7月30日

Passato e futuro...

La seconda uscita a Casavatore è stata ancora più variegata...ma non voglio parlare di questa, ma del resto.
Già finito il sabato lavorativo la sera è stata di cena a Vico e la domenica è stata moto-tango, ho creato un album con alcune foto.
Domani mattina dopo diverse commissioni che ho da fare, alle 10 andiamo al centro benessere delle terme, poi alle 16 andiamo a fare il cammino dell'angelo. Passeremo la notte sul faito, e non vedo l'ora.
Mercoledì Dio provvederà. E il resto anche.
Abbiamo prenotato e pagato volo e pernottamento ad Agia Pelagia. Sarà un settimana di Posti Pasti Svago Sbrago. Ed è già tutto pronto. Dopo il 6 Settembre sarà di nuovo bagarre, vera.
Prima di allora sarà diviso tutto tra Taranto, le uscite in scena, il cilento e l'irpinia. Tutto in vespa, e molto insieme a lei.
Spero passiate tutti una estate serena. C'è chi dice che è già passata. Idiota.
7月23日

Quanta umanità ho conosciuto

al di là del titolo altisonante, è questo un post piccolo e semplice.
Ho conosciuto a Casavatore diverse persone, da un punto di vista anomalo: l'altro lato del bancone.
Ero certo di trovare quello che un centro commerciale è in realtà: falsità e mercimonio.
Lì dentro mi sentivo, coi miei barattoli, mi sentivo davvero un pesce fuor d'acqua.
In realtà lo ero. In tutto quello non c'entravo nulla, tra quella gentre che entrava, comprava e usciva...
Ho riso molto e sorriso sempre. Quasi come un'ebete. Ma mi era impossibile non capire cosa c'era dietro quei passi veloci o quegli sguardi persi. Nel centro commerciale (d'ora in poi lo chiamerò CC) è limitata la scelta sul cosa fare: comprare. Senza troppe domande.
E io ne ponevo, facevo si che se ne ponesse, la gente. Ed invitavo, senza impegno (davvero!) a fare due chiacchiere sulle tipicità, sui prodotti artigianali, sul mio modo di vedere il mercato. Eh, si. Davvero l'opposto dell'ottica dei CC; ma mi ci hanno chiamato loro: ho fatto il mio dovere!
Ho passato una decina d'ore lì, soprattutto ad annoiarmi ed a sentirmi impreparato a quella occasione. Sicuro del fatto di essere solo, e per questo anche psicologicamente vulnerabile e meno sicuro di me. Solo, in un posto sconosciuto e tra gente sconosciuta.
Non ci ho messo molto a socializzare: con Giovanna, che mi ha consigliato la localizzazione e mi ha procurato alcune tovaglie di carta, con la signora...non mi ricordo...che ha fatto il primo consistente acquisto, con i signori del parcheggio, con il personale della vigilanza, con le commesse degli altri esercizi commerciali. Avevo come pretesto per chiacchierare: volete fare un assaggio di miele?
Le commesse hanno molti caratteri comuni: Belle ragazze, molto truccate vestite vistosamente.
Tristi, pagate poco, in nero, che hanno studiato qb e non sanno fin quando lavoreranno, non avendo altra via d'uscita.
Una in particolare, quella dei palloncini, mi confessò che una passione ce l'aveva: la fotografia. Gli promisi: fatti sentire, ti regalerò un sito, tu ti paghi solo le spese di registrazione...non ne ho ancora notizia. Nè di molti altri.
So di aver buttato ami per terra anzichè in acqua. Ho raccolto qualche moneta, ma avrei preferito tornare a casa con le tasche più vuote ma il cuore più pieno. Mi devo accontentare, per ora.
Tornerò con più materiali, magari non da solo (magari!) e con una piccola esperienza umana in più.
Nota all'immagine: foto dall'altro de "Al Centro". La mia auto era lì, affianco alle altre. Ed io sotto a quei finestroni.
7月21日

Post a volo a volo

Una giornata da ricordare. Bellissima, piena e grande.
Mattinata al pc, lavoretti & varie
orario di pranzo all'uni, burocrazie e piscina: stupendo
Viaggio e ritorno a casa: stampa del copione da titti dopo il pranzo preparato da lei (buonissimo e fresco)
Prove al teatro. Ottime e intense. Quante risate e quante cose imparate!

La serata poi è andata, dopo la cena fatta di pesce buonissimo, Oronzo Canà e "Chi trova un amico trova un tesoro", si va a Vico.
ed al ritorno questa mail. Ve la giro.

From      : *Ireth* ireth.ringeril@tiscali.it

To          : undisclosed-recipients

Cc          :

Date      : Fri, 20 Jul 2007 19:16:56 +0200 (ora legale Europa occidentale)

Subject : Guida in stato di ebbrezza

 

 

 

 

 

 

 

> 

> 

> >>Mamma, sono uscita con amici.

> >>Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi

> >>detto:

> >>di non bere alcolici.

> >>Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare,

> >>così ho bevuto una sprite.

> >>Mi sono sentita orgogliosa di me stessa,

> >>anche per aver ascoltato il modo in cui, dolcemente,

> >>mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare,

> >>al contrario di quello che mi dicono alcuni amici.

> >>Ho fatto una scelta sana e il tuo consiglio è stato giusto.

> >>Quando la festa è finita, la gente ha iniziato a guidare

> >>senza essere in condizioni di farlo.

> >>Io ho preso la mia macchina con la certezza che ero sobria.

> >>Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava...

> >>Qualcosa di inaspettato!

> >>Ora sono qui sdraiata sull'asfalto e sento un poliziotto che

> >dice:

> >>il ragazzo che ha provocato l'incidente era

> >ubriaco.

> >>> >

> >>Mamma, la tua voce sembra cosí lontana!

> >>Il mio sangue è sparso dappertutto e sto cercando,

> >>con tutte le mie forze, di non piangere.

> >>Posso sentire i medici che dicono:

> >>questa ragazza non ce la fará.

> >>Sono certa che il ragazzo alla guida dell'altra macchina non

> >se lo

> >>immaginava neanche, mentre andava a tutta velocità.

> >>Alla fine lui ha deciso di bere e io adesso devo morire...

> >>Perchè le persone fanno tutto questo, mamma?

> >>Sapendo che distruggeranno delle vite?

> >>Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli

> >>contemporaneamente.

> >>Dì a mia sorella di non spaventarsi, mamma, dì a papà di essere

> >forte.

> >>Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che non si deve bere e

> >guidare...

> >>Forse, se i suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva...

> >>La mia respirazione si fa sempre più debole e incomincio ad avere

> >>veramente

> >>paura.

> >>Questi sono i miei ultimi momenti, e mi sento così disperata...

> >>Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre sono sdraiata, qui,

> >>morente.

> >>Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene.

> >>Per questo... ti voglio bene e... addio.

> >>> >

> >>> >

> >>Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente

> >>all'incidente.

> >>La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole e il

> >giornalista

> >>scriveva...

> >>Scioccato. Questo giornalista ha iniziato una campagna contro la

> >guida

> >>in

> >>stato di ebbrezza.

> >>Se questo messaggio è arrivato fino a te e lo cancelli...

> >>Potresti perdere l'opportunità, anche se non bevi, di far

> >capire a

> >>molte

> >>persone che la tua stessa vita è in pericolo.

> >>Questo piccolo gesto può fare la differenza.
#####

RISPOSTA:

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Da:                 elephapis

A:                    ireth.ringeril

Date:              21/07/07 01:35

Oggetto:         Re:Guida in stato di ebbrezza

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Messaggio:

Al di là della catena (disdicevole in quanto tale,come le altre) posso dirti che capita a proposito. Tornando da Vico, stasera, ho veramente visto la morte con glio occhi: nella mia corsia mi stava per urtare un'auto che sorpassando, in curva, sui 100, aveva invaso la mia corsia. Ho pensato ad un pò di cose. Non parlavo da tempo. Stasera a Vico l'ho fatto. Di vita e di morte. Soprattutto di Lei, di quanto sia lontana e vicina allo stesso momento. E tornando a casa mi ha voluto strizzare l'occhio e dirmi guarda che ci sono sempre. Mi ha fatto pensare, questa serata. Ed ora la tua mail mi ha fatto pensare anche a te.

Buonanotte.
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Non so chi sia questa ireth. E forse è meglio così.
Buonanotte anche a voi, domani comincia la mia estate.

7月17日

Teatro Massimo di Palermo

Ringraziando Gigi della foto sìcula.

“L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”
7月14日

è dovuto...

un post di ringraziamento ad
AdeleAdrianaAlbaAngeloEttoreFedericaGaetanoIlcommendatoreJessicaLellaLuisaMariaMarioMimmoNunziaRaf(?)SalvatoreTeresaTitti
TizianaTommaso. Per avermi fatto presente, in un modo o nell'altro, i loro auguri. Grazie.









7月13日

Enrico

Al di là dei festeggiamenti, penso sia opportuno il chiedersi i motivi del festeggiare.
Dapprima il Santo, poi l'uomo.
Sant' Enrico II Imperatore

13 luglio - Memoria Facoltativa

973 - Bamberga, Germania, 13 luglio 1024

L'imperatore Enrico II è un esempio di rettitudine nella difficile arte del governare: per questo oltre che santo è patrono delle teste coronate. Nato nel 973 presso Bamberga, in Baviera, crebbe in un ambiente cristiano. Il fratello Bruno divenne vescovo di Augsburg (Augusta), una sorelle si fece monaca e l'altra andò in sposa a un santo, il re d'Ungheria Stefano. Lui venne affidato per l'educazione ai canonici di Hildesheim e, in seguito, al vescovo di Regensburg (Ratisbona), san Wolfgang. Si preparò così a un giusto esercizio del potere, cosa che avvenne dapprima quando divenne Duca di Baviera, e poi nel 1014 quando - già re di Germania e d'Italia - Papa Benedetto VIII, lo incoronò a guida del Sacro Romano Impero. Tra i consiglieri ebbe Odilone, abate di Cluny, centro di riforma della Chiesa. Enrico morì nel 1024. Fu lui a sollecitare l'introduzione del Credo nella Messa domenicale. (Avvenire)

Patronato:Oblati benedettini

Etimologia:Enrico = possente in patria, dal tedesco

Emblema:Corona, Globo, Scettro

E' presente nel Martirologio Romano. Sant’Enrico, che imperatore dei Romani, si adoperò insieme alla moglie santa Cunegonda per rinnovare la vita della Chiesa e propagare la fede di Cristo in tutta l’Europa; mosso da zelo missionario, istituì molte sedi episcopali e fondò monasteri. A Grona vicino a Göttingen in Germania lasciò in questo giorno la vita.

Nella storia della Chiesa riscontriamo non poche coppie di sposi ascese alla gloria degli altari, vicende di santità coniugale sovente purtroppo poco conosciute, come quella di Cunegonda ed Enrico, quest’ultimo singolarmente festeggiato in data odierna nell’anniversario della sua morte. Le notizie sul suo conto ci provengono da due versioni della sua Vita, attribuite ad Adalberto di Utrecht ed Adalberto di Bamberga.
Nato nel 972 dal duca bavarese Enrico il Litigioso e Gisella di Borgogna, Enrico fu istruito dal vescovo di Ratisbona, San Volfango. Enrico ebbe un fratello, Bruno, che rinunciò agli agi della vita di corte per divenire pastore d’anime come vescovo di Augusta, nonché due sorelle: Brigida, che si fece monaca, e Gisella, che andò in sposa al celebre Santo Stefano d’Ungheria. Nel 995 Enrico II succedette al padre quale duca di Baviera e nel 1002 al cugino Otone III come re di Germania. Contro Enrico insorse il celebre Arduino d’Ivrea, che dopo tante fatiche aveva ottenuto la corona d’Italia, ma questi lo sconfisse con un’armata e poi raggiunse Roma con sua moglie Cunegonda per ricevere la corona imperiale da Papa Benedetto VIII, che lo pose così a guida del Sacro Romano Impero.
Enrico si mostrò in vari modi enefattore della Chiesa, restaurando le sedi di Hildeshein, Magdeburgo, Strasburgo e Meersburg. Nel 1006 fondò la diocesi di Bamberga ed in tale città fece edificare la cattedrale ed un monastero, onde rafforzare il suo potere in quella parte della Germania. In questa sua opera fu osteggiato dai vescovi di Wurzburg ed Eichstatt, che perdettero parte del territorio delle loro diocesi. Il sovrano pensò bene di ottenere al riguardo l’approvazione pontificia e lo stesso Benedetto VIII officiò nel 1020 la consacrazione della nuova cattedrale.
Il santo imperatore sostenne la riforma cluniacense, in particolare Sant’Odilone di Cluny e Riccardo di Saint-Vanne, e fu lui inoltre a sollecitare l’introduzione della recita del Credo nella Messa festiva, pur restando un potente sovrano intento ad estendere la sua influenza ed il suo potere. Alcune delle sue azioni politiche appaiono infatti equivoche, se analizzate da un punto di vista del bene del cristianesimo: rovesciò infatti la politica dei suoi predecessori nei confronti dell’Oriente cristiano e, come ebbe ad evidenziare il Dvornik, per la prima volta “il capo dell’impero del cristianesimo occidentale prende le armi contro un paese [la Polonia], il cui carattere cristiano è stato così apertametne e solennemente benedetto dal suo predecessore”.
Pur di perseguire i suoi scopi, strinse alleanze con alcune popolazioni pagane, consentendo loro di praticare le loro religioni apertamente e di portare in battaglia i loro stendardi ed i loro dei. A molti suoi contemporanei tale atteggiamento parve in assoluto contrasto con quello tradizionale dell’imperatore in dovere di convertire i pagani. Fu perciò aspramente criticato da San Bruno di Querfurt, missionario proprio in terra pagana: “E’ giusto perseguitare una nazione cristiana e concedere amicizia ad una nazione pagana? In che modo può Cristo avere relazione con Satana? In che modo possiamo paragonare la luce al buio? Non è meglio combattere i pagani per il bene del cristianesimo, piuttosto che far torto ai cristiani per onori terreni?”.
Queste sono solo alcune delle ragioni per cui pare fu problematico, agli occhi dei suoi primi biografi, dipingere Enrico II come un santo ed a tal fine non restò che creare, forse artificiosamente edificanti leggende che lo descrissero come un governante riluttante ed un monaco sincero, intento a condurre uno stile di vita ascetico, vivendo il matrimonio in castità. Si trattò però in gran parte di esagerazioni volte ad esaltare oltre misura la sua opera pubblica e la sua vita privata.
Enrico tornò nuovamente in Italia nel 1021, per una spedizione in Puglia contro i bizantini, ma si ammalò e sulla via del ritorno fu portato a Montecassino, ove secondo la leggenda guarì miracolosamente pregando sulla tomba di San Benedetto. Restò tuttavia storpio per il resto dei suoi giorni, fino alla morte avvenuta a Bamberga il 13 luglio 1024. Sua moglie Cunegonda si ritirò in un monastero benedettino da lei fondato ed infine fu sepolta accanto al marito nella cattedrale di Bamberga.
L’imperatore Enrico II, forse innanzitutto per il suo aperto appoggio concesso al papato, fu canonizzato nel 1152, o secondo altre fonti autorevoli nel 1146 dal papa Beato Eugenio III, ma solo nel 1200 fu raggiunto nel canone dei santi dalla moglie Cunegonda.


Da una «Vita antica» di sant'Enrico.

Questo santo servo di Dio, ricevuta l'unzione regale, non fu contento delle ristrettezze di un regno terreno, ma, per conseguire la corona della vita immortale, si propose di militare sotto le insegne del sommo Re. Servire lui è regnare! Perciò usò grandissima diligenza nel diffondere l'amore alla religione, nell'assicurare alle chiese benefici e suppellettili preziose. Stabilì nel suo stesso palazzo la sede episcopale di Bamberga sotto i titoli dei principi degli apostoli Pietro e Paolo e del glorioso martire Giorgio. Ne fece omaggio con diritti particolari alla santa Chiesa di Roma, per rendere alla prima Sede l'onore dovutole per diritto divino. Con questo alto patronato diede solide basi alla sua fondazione.
Perché poi a tutti sia noto con quale vigilanza quest'uomo santo abbia provveduto la sua nuova chiesa dei beni della pace e della tranquillità anche per i tempi futuri, inseriamo qui, a conferma, una sua lettera: «Enrico per divina Provvidenza re, a tutti i figli della Chiesa presenti e futuri. Siamo invitati e ammoniti dai salutari insegnamenti della Sacra Scrittura di abbandonare i beni temporali e le comodità di questa terra e cercare con ogni mezzo di conseguire le dimore eterne dei cieli. Infatti il godimento della gloria presente è transitorio e vano, a meno che non sia orientato all'eternità celeste. E la misericordia di Dio provvide al genere umano un utile rimedio quando stabilì che i beni della terra fossero il prezzo della patria celeste.
Perciò a noi, memori di questa clemenza e ben sapendo di essere stati innalzati alla dignità regale per una gratuita disposizione della misericordia di Dio, è parsa cosa buona non solo di ampliare le chiese costruite dai nostri predecessori, ma di costruirne delle nuove a maggior gloria di Dio e dotarle di benefici e favori in segno della nostra devozione. Perciò, porgendo vigile ascolto ai comandamenti del Signore e osservando i divini consigli, desideriamo mettere in serbo in cielo i tesori elargiti dalla generosa liberalità divina; in cielo dove i ladri non sfondano né rubano, né il tarlo o la tignola li consumano; in cielo dove, mentre ora ci diamo premura di raccogliervi tutte le nostre cose, anche il nostro cuore possa rivolgersi più spesso con desiderio e con amore.
Pertanto vogliamo che tutti i fedeli sappiano che noi abbiamo innalzato alla dignità di prima sede episcopale una località che si chiama Bamberga, lasciataci in eredità dal nostro padre, perché là si mantenga un solenne ricordo di noi e dei nostri genitori e si offra continuamente il sacrificio di salvezza per tutti i fedeli».


ORAZIONE

O Dio, che hai colmato dei tuoi doni Sant’Enrico
e dalla regalità terrena lo hai innalzato alla corona eterna,
assisti e proteggi i tuoi fedeli, perchè tra le vicende del mondo
corrano incontro a te nella giustizia e nella santità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.

da www.santiebeati.it

E ora parlare dell'uomo. Mi riferisco al nonno, mio omonimo e di cui sono "puntella".
Mi sto rendendo conto che ogni granello di sabbia che scorre è un ricordo in meno che ho di lui; tant'è che prima o poi resterà solo qualche foto e qualche "sensazione". Penso che quello che ho conosciuto io non è neanche la persona vera, ma la sua trasposizione in erà avanzata. Di quello che era, posso solo immaginarne i contorni, ed osservarne le foto, sbiadite e incommensurabili. O leggerne le poche righe fatte di "qui tutto bene" o frasi simili. Chissà com'era, a Blackwood mio nonno. O in combattimento, o da ragazzo, o a Monte Coppola, o nei campi. Tutto questo io non lo so, e non lo saprò mai. Non l'ho conosciuta, questa persona. Ho conosciuto un nonno, molto degno di questo nome, ma l'uomo l'ho solo sfiorato. Non sto qui a raccontare i ricordi che mi legano a lui, ma a ricordare semplicemente che un nome è molto importante di quanto, oggi, si voglia far credere. Non sto a spiegare quello che mi è successo stamattina. Non vi racconterò di quello che sento quando mi aspettano le prove della vita, gli esami di ogni giorno e so di avere l'eredità di questo appellativo, o dell'onere di essere frutto del lavoro di generazioni di bestie da soma: metà lavoratori, metà gente di fatica. E di ritrovarmi con l'onore di avere a che fare con il mondo, con un mondo ogni giorno più grande e più alla portata delle mani e dell'intelletto; onore che mi è stato dato da quel lavoro, da quel sudore, da quel sangue. Ora di quell'uomo non c'è più sangue, nè sudore; ma una scintilla, dentro di me, che si chiama memoria. E' un nonnulla, ma è il comburente che permette alla vita di bruciare dentro di me. E volendo guardare più in là, il mio compito sarà quello di onorare quello che c'è stato prima di me con quello che ci sarà dopo. Ma, com'è il sottotitolo del blog: Carpent tua, poma nepotes.
Ci sto provando.


nota all'immagine: da www.santiebeati.it una delle immagini di Sant'Enrico Imperatore.
l'altra è una foto del 1947, e ritrae il nonno probabilmente a Blackwood, in Australia.
Aveva 32 anni. Ed amava la vita. Tornò qui e scelse di accontentarmi. Nacque mio padre, poi io.
Sarebbe potuto rimanere lì o ritornarci, benissimo. Conosceva perfettamente l'inglese, e...
basta.
...càmon!
càmon!...
...iu ar strong men!
7月12日

Buttitta - De Crescenzo

Un altro dei pensieri che mi ronzava per la testa, da molto.
Una poesia. La parola a lei.

Un populo
mittitilu a catina
spugghiatilu
attuppatici a vucca
è ancora libiru

Livatici u travagghiu
u passaportu
A tavula unni mancia
u lettu unni dormi
è ancora riccu

Un populu
diventa poviru e servu
quannu ci arrobbanu a lingua
adduttata di patri:
è persu pi sempi.

Ignazio Buttitta.

a suo tempo lessi queste righe nella prefazione di "Così parlò Bellavista", Best seller di Luciano de Crescenzo.
Presi in mano quel libro all'alba della mia passione per la lettura, "cu 'a famma e cu 'o capì".
Quello fu l'inizio della collezione dei tomi di De Crescenzo che posseggo, autore-divulgatore di classe. Ve lo consiglio, perchè scrive in modo estremamente discorsivo e leggero cose belle ed interessanti.
Lo acquistai più per sentito dire, perchè nelle recensioni, c'era scritto, parlava di "napoletanità", tema che mi ha, da sempre, sempre affascinato.
E da allora diverse volte le ho riprese queste righe e le ho ragionate. E' un grande esempio di pensiero illuminato.
Buttitta è un autodidatta, ed era garzone di macellaio, quando cominciò a scrivere. E in questa poesia ha dato il meglio di sè. Ce n'è un'altra che parla del suo rapporto con Eduardo, e rima o poi pubblicherò anche questa.
Buttitta è morto nel 97. E De Crescenzo,
"Oggi, a causa di una particolare malattia neurologica, la prosopoagnosia, sostiene di non essere capace di riconoscere i volti delle persone conosciute." (appreso da wikipedia). Bisogna correre ai ripari.
Ed a pensarci mi si chiude lo stomaco.

nota all'immagine: dall'url www.paroledisicilia.it
un immagine tratta dalla Mostra personale di Tiziana Viola presso la Galleria comunale Villa Niscemi di Palermo
cui non aggiungo commenti.


giorno

Ho passato la giornata a studiare
in realtà è un parolone, dirla così, anche perchè ho controllato le email
ho pranzato ho letto ancora altre "lezioni napoleoniche" (mancano solo altri 2 capitoli...)
ho fatto un'oretta di allenamento, sono stato ad Ercolano, non è stata quindi tutta la giornata.
Solite 30 pagine, e altre 10 da fare adesso, ma non le farò, il sorpasso è rimandato.
Un portatovaglioli come leggìo, ed una candela accanto. Mi piacciono tantissimo.
Due bottiglie d'acqua ingurgitate, in un nonnulla. E qualche idiozia che mi ha fatto perdere la testa.
Probabilmente a questo Diritto Amministrativo sto dando più importanza di quanto necessiti,
ma lo reputo un fondamento delle mie future conoscenze, ed anche una prova tardo primaverile, per me.
Non penso mi faccia male tutto questo...non scrivo questo post solo per raccontarvi i miei rapporti con la materia
ma vi dirò ch: ho scoperto che finirò la triennale con la media del 26, ora dipende da questo esame se 26.01
in caso di 20/30 ad Amministrativo o 26.50 in caso di 30/30. Ed è una media senza infamia e senza lode, forse più infamia
vista il curriculum accademico. Ma se mi guardo indietro, per fortuna nessun rimpianto. Mi giocherò una media migliore alla
specialistica, provando a mirare un pò più in alto.
Stasera, alla milonga, non mi sono riconosciuto. Ero intraprendente e sicuro di mè, forte e vigoroso e al tempo stesso sinuoso,
o almeno io mi sentivo così. Per lei, ormai è assodato: l'uomo fa tutto, nel tango. Ma la mia lei, a farsi trasportare, è il non plus ultra
ragionando ci siamo incontrati sul fatto che la danza in genere è pura verità, è cuore al 100%. Il teatro penso di no, o almeno solo per chi non ha un'anima bella capiente. Ogni personaggio, è un cambiare d'anima. E' difficile, il teatro. La danza è lì. un pò di tecnica e via. Penso di essermi superato, dopo solo 4 lezioni. Mi sto compiacendo, lo so, ma lo faccio raramente.
Il clou di questo post è un momento che ho vissuto questo pomeriggio. Non so neanche io come, ma di punto in bianco m'è saltato in mente di prendere un libro in particolare, e di aprirlo a casaccio, e di leggerlo.
L'ho fatto, ed ho letto questo:

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Ho visto anche sotto il sole che non è degli agili la corsa, né dei forti la guerra e neppure dei sapienti il pane e degli accorti la ricchezza e nemmeno degli intelligenti il favore, perché il tempo e il caso raggiungono tutti.  Infatti l`uomo non conosce neppure la sua ora: simile ai pesci che sono presi dalla rete fatale e agli uccelli presi al laccio, l`uomo è sorpreso dalla sventura che improvvisa si abbatte su di lui. Anche questo fatto ho visto sotto il sole e mi parve assai grave: c`era una piccola città con pochi abitanti. Un gran re si mosse contro di essa, l`assediò e vi costruì contro grandi bastioni. Si trovava però in essa un uomo povero ma saggio, il quale con la sua sapienza salvò la città; eppure nessuno si ricordò di quest`uomo povero. E io dico:
    E` meglio la sapienza della forza,
    ma la sapienza del povero è disprezzata
    e le sue parole non sono ascoltate. Le parole calme dei saggi si ascoltano
    più delle grida di chi domina fra i pazzi.
    Meglio la sapienza che le armi da guerra,
    ma uno sbaglio solo annienta un gran bene.
Una mosca morta guasta l`unguento del profumiere:
    un pò di follia può contare più della sapienza e dell`onore.
 La mente del sapiente si dirige a destra
    e quella dello stolto a sinistra.
 Per qualunque via lo stolto cammini è privo di senno e di ognuno dice: "E` un pazzo".
Se l`ira d`un potente si accende contro di te, non lasciare il tuo posto, perché la calma placa le offese anche gravi.

Brutte esperienze
   

C`è un male che io ho osservato sotto il sole: l`errore commesso da parte di un sovrano:
la follia vien collocata in posti elevati e gli abili siedono in basso.
Ho visto schiavi a cavallo e prìncipi camminare a piedi come schiavi.
Chi scava una fossa ci casca dentro
    e chi disfà un muro è morso da una serpe.
Chi spacca le pietre si fa male
    e chi taglia legna corre pericolo.
 Se il ferro è ottuso e non se ne affila il taglio, bisogna raddoppiare gli sforzi; la riuscita sta nell`uso della saggezza.
 Se il serpente morde prima d`essere incantato, non c`è niente da fare per l`incantatore.

Il saggio e lo stolto
   

 Le parole della bocca del saggio procurano benevolenza,
    ma le labbra dello stolto lo mandano in rovina:
 il principio del suo parlare è sciocchezza,
    la fine del suo discorso pazzia funesta.
 L`insensato moltiplica le parole: "Non sa l`uomo quel che avverrà: chi gli manifesterà ciò che sarà dopo di lui?".
 La fatica dello stolto lo stanca;
    poiché non sa neppure andare in città.

In guardia
   

 Guai a te, o paese, che per re hai un ragazzo
    e i cui prìncipi banchettano fin dal mattino!
 Felice te, o paese, che per re hai un uomo libero
    e i cui prìncipi mangiano al tempo dovuto
    per rinfrancarsi e non per gozzovigliare.
 Per negligenza il soffitto crolla
    e per l`inerzia delle mani piove in casa.
 Per stare lieti si fanno banchetti
    e il vino allieta la vita;
    il denaro risponde a ogni esigenza.
 Non dir male del re neppure con il pensiero
    e nella tua stanza da letto non dir male del potente,
    perché un uccello del cielo trasporta la voce
    e un alato riferisce la parola.

Lavora e stà allegro       

Getta il tuo pane sulle acque, perché con il tempo lo ritroverai.
Fanne sette od otto parti, perché non sai quale sciagura potrà succedere sulla terra.
Se le nubi sono piene di acqua,
    la rovesciano sopra la terra;
    se un albero cade a sud o a nord,
    là dove cade rimane.
Chi bada al vento non semina mai
    e chi osserva le nuvole non miete.
Come ignori per qual via lo spirito entra nelle ossa dentro il seno d`una donna incinta, così ignori l`opera di Dio che fa tutto.
La mattina semina il tuo seme
    e la sera non dar riposo alle tue mani,
    perché non sai qual lavoro riuscirà,
    se questo o quello
    o se saranno buoni tutt`e due.
Dolce è la luce
    e agli occhi piace vedere il sole.
Anche se vive l`uomo per molti anni
    se li goda tutti,
    e pensi ai giorni tenebrosi, che saranno molti:
    tutto ciò che accade è vanità.
Stá lieto, o giovane, nella tua giovinezza,
    e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù.
    Segui pure le vie del tuo cuore
    e i desideri dei tuoi occhi.
    Sappi però che su tutto questo
    Dio ti convocherà in giudizio.
Caccia la malinconia dal tuo cuore,
    allontana dal tuo corpo il dolore,
    perché la giovinezza e i capelli neri sono un soffio.
Ricòrdati del tuo creatore
    nei giorni della tua giovinezza,
    prima che vengano i giorni tristi
    e giungano gli anni di cui dovrai dire:
    "Non ci provo alcun gusto",
prima che si oscuri il sole,
    la luce, la luna e le stelle
    e ritornino le nubi dopo la pioggia;
quando tremeranno i custodi della casa
    e si curveranno i gagliardi
    e cesseranno di lavorare le donne che macinano,
    perché rimaste in poche,
    e si offuscheranno quelle che guardano dalle finestre
e si chiuderanno le porte sulla strada;
    quando si abbasserà il rumore della mola
    e si attenuerà il cinguettio degli uccelli
    e si affievoliranno tutti i toni del canto;
quando si avrà paura delle alture
    e degli spauracchi della strada;
    quando fiorirà il mandorlo
    e la locusta si trascinerà a stento
    e il cappero non avrà più effetto,
    poiché l`uomo se ne va nella dimora eterna
    e i piagnoni si aggirano per la strada;
prima che si rompa il cordone d`argento
    e la lucerna d`oro s`infranga
    e si rompa l`anfora alla fonte
    e la carrucola cada nel pozzo
e ritorni la polvere alla terra, com`era prima,
    e lo spirito torni a Dio che lo ha dato.
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
    e tutto è vanità.
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L'avrete capito: il libro in questione è la Bibbia, ed a casaccio ho preso il cap 9 del libro di Qoelet. Davvero stupendo.
In questo periodo sto cercando proprio di non trascurarmi: Corpo, mente, cuore, e anche anima. Ques'ultimo aspetto del mio essere
ha un pò reclamato d'esistere, da qualche tempo. L'equilibrio sarebbe accontentare tutti, insieme. Ma spesso non è possibile. Si può accontentare il corpo assieme al cuore, o la mente con l'anima,  o qualsiasi altro accopiamento di queste quattro variabili (non so se l'ha già detto qualcun altro, non vorrei permettermi di dire che sia mio, penso (e non credo) di averlo copiato da qualcuno, ma allo stato attuale è il mio modo di vedere il mio equilibrio con me stesso, spero di non aver abusato di parole altrui, seppur inconsciamente). Quest'ultimo pensiero era uno di quelli che sovente mi rimbalzano in testa, e che mi riprometto di pubblicare, ma (ecco un altro ragionamento!) ci vorrebbero giornate di 48 ore, in cui 12 dormire e 36 lavorare. Ma la senilità penserà a cambiare tutto in modo diverso: non accelererà la giornata, ma rallenterà il mio corpo, la mia mente, e forse anche la mia anima ed il mio cuore. Io intanto provo a dare tutto quello che posso. E questo mi gratifica oltremodo. FInisco di sottolineare altre 10 pagine, poi vado ananna. Domani ho un alotro sacco di cose da fare, ma non via nnoi con tutto questo, c'è già il taccuino che ogni volta che lo apro, sbadiglia. Impegni su impegni. Ma tanta voglia di vivere. E domani è un giorno speciale. Da festeggiare. Spero di esserne degno.
Buonanotte.

nota all'immagine
dall'url http://home.no.net/tangosur/images/Pablo-y-Victoria.jpg
l'ho trovata cercando su google la parola "Qoelet", chiaro riferimento al profeta biblico.
Non ho ancora capito il perchè di questa associazione parola-immagine, ma si vede che a me non è dato sapere.
E' una coppia di tangueri, ed afferisce al blog http://tangoquerido.splinder.com/archive/2007-05 che parla, guarda caso, di tango.

7月9日

settimana...e basta.

Le tappe forzate che incalzano, ma che rispetto
le prove di stasera, che...sono andate
le ricerche alla BNN che continuano e vanno bene
Le proposte a Casavatore, Rofrano e nell'alta Irpinia
Il sito da sistemare
Le tesine da fare (ben 3!)
La decisione da prendere: Na o Sa?
Le cose da fare, ancora, tante.
Il pensare, e pensare bene
e in fretta.
Ci sto dentro e ci vivo
questo volevo e questo ho
e continuo.
7月6日

giusto per riempire un vuoto

Dopo la serata da Salvatorino, in pausa dopo le 15 pagine, e prima delle ultime 15. Poco da dire, e molto da fare: ho, per ora, tutto quello che cercavo. E ci sguazzo dentro alla grande. Tanti, bellissimi impegni, che mi fanno crescere e credere in un qualcosa di bello. E a quest'ora qualcosa ancora da fare, e qualcosa da rimandare a dopodomani, al sabato fantastico fatto per essere riempito delle briciole del weekend. Ora come ora ozio vai via. Ci vediamo ad Agosto...forse!
Intanto che darei per vivere tutta la vita le emozioni che ho vissuto oggi:
Studiare in treno
Andare alla BNN e sentirsene parte
Ricercare con gusto fonti della tua storia e non volere smettere
inoltrarsi da solo nel sottoproletariato urbano napoletano, e passare per "Vico Lavinaio" (a proposito, chi ricorda "Viva 'o 'Rre?")
Lasciarsi trattare da matricola all'ufficio orientamento di un Ateneo, dopo 3 anni di assistenza e raprresentanza agli studenti
Ascoltare "Club Tropicana" in vespa senza parabrezza con la luce del tramonto
Amare chi ti ama e sentirne il sapore
Amare chi soffre e capire che i sacrifici che fai sono niente rispetto ai sacrifici veri, sempre di più
studiare di notte, e vedere la luna prima della doccia conciliatrice del sonno
pensare al domani, chi incontrare, di che parlare cosa fare
di nuovo a studiare, di nuovo per archivi, di nuovo a crescere ed amare.
E sentire la gloria di Dio dentro di sè.
E, soprattutto, sapere che tutto questo non durerà a lungo. A parte l'ultima.
Buonanotte.
nota all'immagine:
per la serie "la cultura è potere" ed alcuni discorsi di stasera, un accenno di cultura, il primo che ho acchiappato dalla rete,
del nostro territorio. Sperando che la cultura sia sempre di più di tutti. e sperando che smlc.it aiuti.

all'immagine corredo parte della descrizione dell'url
la chiesa di cui si parla in gragnano è quella della conceria (piazza aubry)
dall'url http://www.arte.unipi.it/predella/Predella009/page6.htm
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A Napoli Marco Pino giunse nel 1551, per restarvi, tranne un soggiorno romano tra il '68 e il '70, fino alla morte, nel 1583, imponendosi come caposcuola incontrastato ed elaborando la sua personale declinazione, infiammata e spiritualizzante (affine, per certi versi, al sentire di un Valeriano o di un Giovanni de' Vecchi, e arricchita dalla conoscenza di Polidoro e dei fiamminghi alla Spranger), del manierismo cinquecentesco. Fu attivo anche in provincia; e sarebbe stato merito ulteriore della mostra ricordarsi di questa attività provinciale, qualitativamente non inferiore a quella per la capitale: se si son fatte venire opere da Roma, da Siena, da Firenze, perchè dimenticare la Madonna col Bambino e i SS. Giovanni Battista e Andrea di Nocera (S. Bartolomeo) - una delle rare grandi opere del primo periodo partenopeo - o la Trasfigurazione del Corpus Domini di Gragnano, assai più vicine ma di fatto escluse dagli usuali itinerari turistici? Tanto più che quest'ultima, restaurata nel '95, costituisce un' "opera capitale della tarda attività" (Andrea Zezza, curatore della mostra e del catalogo, e autore della monografia completa appena edita per i tipi di Electa Napoli), oltre la quale, come asseriva Evelina Borea, "c'è solo El Greco"; e ben avrebbe dialogato con la pala dallo stesso soggetto, ma anteriore, esposta nel Gesù Vecchio: a completare la mappatura dell'evoluzione stilistica 'per temi' ben esemplificata in mostra dalle Circoncisioni e dalle Adorazioni dei Magi e dei pastori.

M. Pino, Trasfigurazione, 1578, Gragnano (NA), chiesa del Corpus Domini

7月4日

Una missiva inoltratami dal buon Ettore.

Lascio a lui la parola, direttamente e senza aggiungere altro. Il resto va da sè.

LE REAGIONI DELL’ASINO

Come oramai da tradizione (da pochi anni ma mi auguro che duri) ogni fine giugno si svolge la kermesse interculturale chiamata appunto “le reagioni dell’asino” caratterizzata da due giorni dedicati alle varie razze asinine in via d’estinzione e alla degustazione dei prodotti tipici delle regioni ospiti intervenute: Puglia, Sardegna, Sicilia, Calabria, Toscana. Il protagonista delle serate è come su scritto l’asino per il quale sono state spese belle parole sulla sua salvaguardia e sulla sua importanza come emblema delle radici contadine (e non solo) delle regioni invitate(in veritas solo durante i discorsi di rito). Poi sono subentrati, nel più totale disinteresse dei discorsi in svolgimento, i prodotti tipici venduti e pubblicizzati sotto gli stand (sperando che col tempo non si “santantonizzi” o si politicizzi troppo l’idea). Ripensando allo spiazzo del parcheggio trovo estrema difficoltà nel cogliere l’ubicazione di tipicità della napoletana gas…bah, forse il nome che ricorda la Campania; dettagli! Il tutto, comunque, ben intercalato con l’inizio del luglio samaritano che trova il suo “capodanno” nel palio del ciuccio (rimanendo in tema). Sorvolando sui contenuti e sulla lunghezza dei discorsi ascoltati, bisogna dire che ho trascorso, nonostante comportamenti a dir poco biasimabili (alludo al saluto romano che si sono scambiati con miserabile allegrezza, sulle note dell’inno di Mameli, alcuni emeriti imbecilli), due sere di una spensierata giovialità soprattutto grazie alla presenza di persone amiche e dei gruppi folcloristici che hanno allietato le ore trascorse in loco (pro). Rispetto all’anno passato quest’anno ho vissuto più intensamente la manifestazione poiché ho avuto la fortuna di aiutare, nei miei limiti, un amico che sensibilizzava, o cercava di farlo, la folla su un prodotto frutto del suo lavoro, in realtà frutto della certosina, inesauribile e instancabile perizia di milioni e milioni di api: il miele. Sabato 24 mi sono recato a casa di Ulrico San X (diretto discendente della dinastia dei Zar di tutte le Russie, la stessa di Ivan Il Terribile III) per dar man forte ai suoi preparativi; in primis azzeccai le etichette sui barattoli contenente il nettare. Alla azzeccatura partecipò con scarsa efficienza organizzativa e manuale la compagna Cira che volevo apparare sessualmente col ragazzo delle sporte di pane; purtroppo il boy era fidanzato, ma dopo un rapido sondaggio preferenziale fu rapidamente capito che il problema poteva tranquillamente essere raggirato con usi e costumi spagnoleggianti. La compagna Cira si rifiutò nonostante i miei insistenti ricatti sulla chimica; non fu trovato l’accordo nemmeno per una innocente leccata di tetta o fugace maniata di culo. Di pomeriggio aiutai, insieme al guaglione del pane di cui non ricordo minimamente il nome, Ulrico nell’allestimento coreografico dello stand perseguendo un ricercato stile contadino tendente al grezzo fatiscente. Contestualmente furono portate le nacchere, il bongo e la tammorra: i “sacri” ed umili strumenti che elettrizzarono i nostri neuroni facendo un baffo coi controcazzi alle più psicotrope delle sostanze psichedeliche conosciute in un allucinogeno commercio oppiaceo senza scrupoli. Alle ore non ricordo vi fu l’inaugurazione dell’aria, mercantilmente, definita expò (che tristezza!). Sotto lo stand furono preparati due vassoi stracolmi di pane tagliato a fette cosparso con generosa abbondanza di miele di castagno (più scuro) e miele di arancio (più chiaro); oltre il materiale di origine graminaceo offerto per la magnatoria a scrocco, per la quale assistemmo all’affluenza di gente proveniente anche dalle montagne limitrofe, Ulrico portò l’aggeggio attraverso il quale era possibile osservare, mediante la frapposizione di un vetro trasparente, l’opera miracolosa dei famosi insetti. Dopo l’ammorbante discorso da cui i nostri marroni ne uscirono allegoricamente somatizzati, cominciarono ad esibirsi i gruppi folk: non perdemmo l’occasione! Con l’ausilio di Luca Martone, altro grande personaggio Sammaritano nonché amico, ci aggregammo alle musiche coi nostri strumenti. Io e Titty ci lanciammo in un ballo sulle allegre note pugliesi; si formò con grande nostra sorpresa e orgoglio un chiosco di persone che c’incitava e batteva le mani. Anche Ulrico iniziò a scatenarsi cambiando, come tutti d’altronde, continuamente strumento musicale; in quei momenti i miei pensieri andarono a Brescia da Luigi e a Meta da Peppe: avvertivo asfissiato la loro tremenda mancanza. Tra un ballo e l’altro, io, da buon uccel di bosco, mi adagiavo sui tavoli degli stand vicini ove veniva offerto di tutto; i miei preferiti (per chi mi conosce non sarà difficile comprendere) erano quelli del vino tritolo siculo e dei formaggi piccanti al pepe nero. La sera del sabato scivolò dolcemente nel blu della notte inoltrata consegnando le nostre membra alle rassicuranti braccia di Morfeo, vigile instancabile delle meritate traversate oniriche. Il giorno seguente fu per me semplicemente massacrante. Sveglio alle 13 dal quel momento non trovai un attimo di pace. Inoltre dovetti coprire il glorioso ruolo di gonfaloniere della storica e nobile contrada dell’ippocampo. Alle 17 mi recai allo stand dove Ulrico era già presente intento alla preparazione dello stand. Rispetto alla sera prima furono portati 5 bonghi in più, il che faceva facilmente presagire il tema della serata. Alle 19 la sfilata in abiti storici della contrada dell’ippocampo prese inizio; la piazza era gremita e le persone erano catapultate in un lontano passato dove un ricco proprietario terriero, privo di eredi maschi, organizzava un palio il cui vincitore sarebbe diventato, prendendo in sposa la figlia del mecenate, diretto possessore delle prospere terre sammaritane rese fertili dalle abbondanti ceneri vesuviane cadute in secoli di continue eruzioni. Bella storia, peccato che sia totalmente inventata; in vero la nostra Santa Maria altro non era che una landa mezza desolata tra l’altro flagellata dalla sadica piaga della malaria dovuta alle continue inondazioni del fiume sarno: in parole concrete potremmo, con certezza, affermare che si trattava di una misera palude. Purtroppo il nostro territorio è stato sovente, in un passato ancor più lontano, scenario di sanguinose battaglie durante le quali lascio immaginare quante persone abbiano perso la vita, ma questi particolari storici non interessano. E fa un certo effetto camminare per strade dove è stato versato tanto sangue. The show must go on! Comunque deve essere preso atto che “Il luglio Sammaritano ®”, per quanto possa essere stato progettato sul fittizio, è una manifestazione a cui partecipo con estremo piacere grazie alla quale ho conosciuto persone fantastiche; ed è giusto che diventi, seppur senza fondamenta storiche, patrimonio del paese (Copyright). Se non fosse stata per la perspicacia dei componenti la pro loco a quaest’ora, con tutta probabilità, il nostro paese verserebbe in uno stato di estiva apatia. E per questo bisogna ringraziarli. Anche l’idea delle contrade è stata carina, ma purtroppo invece di unire il paese lo sta ulteriormente dividendo, andando, pertanto, ad esacerbare un male che affligge sin dalla nascita il nostro giovane comune. Ritornando a domenica 25, dopo la sfilata e il palio vinto dalla contrada della farfalla, mi recai a casa per una doccia doverosa. Tornato allo stand partì subito la musica e creammo un cerchio al quale si aggiunse Graziano Massetto siculo musicante con il quale furono cantate e suonate canzoni tipiche della tradizione campana e siciliana. Cantai anche “briganti se more” e con piacevole sorpresa mi accorsi delle capacità canterine di Giosuè D’Amora. Al gruppo partecipò tanta gente conosciuta e posso dire con la fierezza tipica di tali occasioni che lo stand di Ulrico fu quello più folcloristico e meglio assortito. A fine serata furono offerte le cibarie avanzate rimaste invendute tra cui cannoli, salami, salsiccia, cassate; il tutto rinfrescato dal solito vino tritolo. Partirono i canti e fu quasi commovente sentirsi partecipe di un gruppo di persone eterogeneo formato da esponenti delle varie regioni: un vero interscambio! La sera scivolo tra un ci ciu ciu cià e l’altro (di ignote origini). Ero ubriaco! Tornammo a casa dopo aver caricato le macchine; una volta scaricato il tutto fummo rapiti da una vena riflessiva tendente al metafisico maccheronico alla fine della quale io ed Ulrico vinti dall’impellente bisogno urinario percepimmo l’odore della libertà. Infatti salimmo sul tetto dove era presente una pianta grassa piantata in due copertoni posti uno sull’altro a guisa di vaso; ci urinammo dentro ed Ulrico mi fece notare la consistenza olfattiva della fragranza che caratterizza la liberta: era odore di merda di vacca misto a quello del nostro piscio! E pensai che ogni qualvolta volevo annusare quell’ odore sì agognato dovevo semplicemente recarmi nei pressi di una scarico di merda bovina, calarmi le braghe, pisciare e respirare intensamente. E capii che la libertà la si raggiunge molto più facilmente di quanto lo si possa immaginare.

Ettore  Cascone

7月2日

Marcia a tappe forzate

Un breve, e meritato e bellissimo periodo di pausa...inaspettato e non voluto, ma vissuto appieno. E da domani si ricomincia, così come scritto nel titolo, a tappe forzate. Ho cominciato a leggere "lezioni napoleoniche" e mi sono imbarcato nel nuovo capolavoro di Omero, l'Odissea, e non vedo l'ora di finire questo post per salire su e dopo la doccia continuare il viaggio. Ho appena terminato solo il primo libro ma sono rapito da quel testo. Bellissimo. Le tappe forzate cui accennavo erano in particolare lo studio di Diritto Amministrativo (che mi sta interessando oltremodo!) a circa 30 pagine al giorno, cui ho potuto ovviare solo facendo quest'ora (non ho studiato molto, oggi...per questo sono ancora qui!). Domani dovrò chiedere del tirocinio, andare in piscina, chiedere degli sponsor, andare al cat per le prove alle 8 e poi al tango alle 9. Stampare il copione, alcuni testi normativi e redigere una bozza di indice della tesi ed una richiesta di autorizzazione di visualizzazione degli articoli di giornale per la mia tesi. Ed è solo il lunedì. Martedì mi aspetta una rimpatriata con il buon Raf ed il prof. Stella, e sarà gradevole, come sempre. Per stanotte vi lascio qui. Corro da telemaco, e dalla pallade atena...che mi aspettano. Buona settimana, gente. Dateci dentro!
ps: notizia dell'ultima ora. il sito http://www.intratext.com è davvero una cuccagna. Altro che biblioteca, quello che non ho sopra...è qui. Bellissimo! Avendo a che fare con la cultura è gratificante sentirmi un essere umano.
nota all'immagine: ho cercato "tappe forzate" sul web e la prima immagine che è uscita è questa.
dall'url http://www.brescialeonessa.it/xgiorni/doc/manifest/avvisi49/03251218.jpg
da un sito patriottico bresciano, parla del
25 marzo 1849
3º giorno dell'insurrezione
Il comitato di pubblica difesa inizia a predisporre ed organizzare la resistenza militare.
La convocazione per la conferma del Comitato di difesa non raccoglie adeguato concorso di partecipanti, i quali decidono perciò che il Comitato stesso proceda finché la nomina non risulti ratificata da più numerosa assemblea.
Piccoli gruppi di armati giunti dalla provincia si uniscono ai patrioti cittadini.
Il generale Nugent si avvicina a tappe forzate a Brescia.

Per la cronaca, il Generale Nugent è uno dei protagonisti delle "dieci giornate di Brescia".

Ivi morì, il 17/4/1849 per ferita riportata durante i combattimenti delle Dieci Giornate. (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Dieci_giornate_di_Brescia)

Salute a Noi.