Enrico's profileper aspera ad AstraPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    June 16

    16 - 'o culo...parte II...lo spettacolo

    E' quasi orario. Andiamo allo spettacolo.
    Arriviamo giusto in tempo. Carlo (il coordinatore artistico dello spettacolo) mi aspetta all'ingresso. Prende i due biglietti per me (ua!) e mi intrattiene un pò. Mi spiega un pò di cose, ma senza svelarmi nulla. Comincia lo spettacolo. E' itinerante ed interattivo sulla falsariga del "Viaggio naufragio e nozze..." E' un viaggio onirico, che parte con un monologo di brecht (ma non è importante saperlo) e termina con uno sproloquio tanto comico quanto grottesco e drammatico, in una scenografia di piatti e due figure seminude. Emozionante, bello, pieno. Dal grandioso al teneramente carino il pezzo fatto nel cortile-palestra della scuola (con il pavimento di cemento a fare da distesa d'acqua) e due capacissimi attori a fare da anglofoni la loro piccola storia-flirt che avrà un finale davvero strapparisate ed applausi (con la luna...), facce da maschera vera, piena quella del pezzetto sulla fine del mondo...surreale, e bravissime le attrici...tanto tanto coinvolgente la parte in un "ascensore...scenico" e la storia di un uomo nel futuro, un futuro in cui tutte le città sono saldate fra di loro...ed al culmine della vicenda, c'è persino un salvataggio di emergenza degli astanti cui viene data una mascherina per il fumo, mentre vengono avviati all'uscita...sotto gli occhi di un sistema tecnologico (un "cervellone", più "1984" che "matrix") che sa tutto di tutti, anche del pubblico-cittadini in viaggio nell'ascensore della torre nord della città.
    Il primo pezzo, riguardante la chirurgia e "l'eterna giovinezza" lascia a bocca aperta. Per la bellezza della location (il chiostro del Vittorio Emanuele molto ben illuminato) ma soprattutto per la bravura delle due protagoniste, che passano da un personaggio in costume dalle vistosissime applicazioni in metallo, al becchino dell'amleto con una incredibile agilità. C'è anche lo spazio per un nudo che ha dello scandaloso in quanto denuncia l'effettiva atrocità di un intervento di chirurgia su di un corpo per renderlo "bello". Lascia a bocca aperta tutto il percorso, fa sentire bambini e saggi. L'epilogo è circense e quasi clownesco come il prologo...e riserva anche una sorpresa.
    Il biglietto dato all'inizio (alll'ingresso in un camioncino con la forma della bocca di mangiafuoco) serve a conclusione dello spettacolo per estrarre un numero da un trabiccolo girevole. Lo fa una signora del pubblico, mentre un fabbro (dovrebbe essere Donatello Galloni) sembra faccia finta di liquefare un metallo, mentre predispone uno stampo. L'ottimo Mauro Maggioni (anche se commette qualche sbavatura con la lingua di partenope...pazienza!) intrattiene il pubblico parlando di fortuna. E la fortuna si palesa dalle mani della signora del pubblico, che ha estratto il...16.
    Il numero che ho io sul biglietto. Che fortuna! Mi chiamano a ritirare un premio: una specie di medaglione, appena estratto dallo stampo e fatto raffreddare, con un bel sederone e la scritta "Napoli - 'O Culo". A tutti gli altri è donato un chilo di pasta...beh, che fortuna...
    usciamo a piazza dante, qualche passo verso l'ingresso della metro e "PAM!" una pallonata mi colpisce in pieno volto, proprio sulla tempia. Tremenda. Barcollo, ma resisto. I ragazzacci -che però non hanno altro posto dove esibire le loro velleità calcistiche tranne che la piazza- ammutoliscono. Gli dò un'occhiata, tenendomi con la mano la parte della faccia dolorante...proprio a me va a colpire sta ca...volo di pallonata. Che fortuna. Abbiamo anche sottovalutato la durata dello spettacolo ed abbiamo perso tutti i mezzi (fs, vesuviana, bus) per tornare a casa. Che fortuna.
    Ho ancora qualche postumo della botta (un pochino di mal di testa, nient'altro) e ripenso tutta la serata a sta ca...volo di fortuna e gli scherzi che mi ha giocato in questa giornata. C'ho culo (anche vistoso), l'ho avuto e continuerò ad averlo, ma spero di non farmi male ancora.
    Tutto il male della giornata (E del periodo no) lenito da un sms: "grazie x la serata". Ricevuto alle 00.59. La vita è bella,  ed è importante viverla finchè ce n'è. Come la terra, nzomma. Grazie, Carlo. Per le emozioni e gli straordinari talenti che hai coordinato e per la serata che ho avuto in dono. Avevo pochi dubbi sulla qualità dello spettacolo, ripensando a quanto visto l'anno scorso. Spero che gli altri che vedrò quest'anno ne siano
    all'altezza.




    16 - 'o culo...parte I .. La stanza del Gusto a Via Costantinopoli - Na-

    Ritornato in carreggiata con l'allenamento, ho rimandato alcune scadenze e dedicato la giornata a me stesso, senza inutili complicazioni.
    Una serata, ieri...anzi una giornata intera, di quelle che cominciano e finiscono come in un sogno.
    Nuova playlist nel lettore, coi cranberries, con bob marley, con gli elio e le storie tese, gli eagles...e la solita megadose di pinuccio.
    Edificante.
    "Ci vediamo a via toledo", l'appuntamento era però a porta nolana. Poco male. Ne approfitto per farmi via tribunali...tutta. A piedi, naturalmente.
    Il caldissimo del pomeriggio sebezio nei vicoli è un pò stemperato, ma si suda.
    La musica "tunz" che mi regala la random dell'mp3 è perfettamente a suo agio nello scenario del decumanus. Questa città è musica.
    Tolgo le cuffie, e la musica continua. 10 passi ed è la carmen di bizet, più sopra ancora c'è un pò di Gigione, poi i Green day...rimetto le cuffie.
    Tutta la musica calza come un guanto queste pietre, questi volti, quest'anima.
    Sbucato su toledo, il caldo copre tutto. Devo scendere, l'appuntamento è dopo piazza carità.
    La trovo quasi subito, capelli legati, spalle scoperte e sandali comodi. solare e tittesca come questa bella giornata d'estate.
    Andiamo in galleria, ad acquistare i biglietti di questo giugno di buon teatro.
    Ma i biglietti degli spettacoli che più avevamo adocchiato (quello nei sotterranei, e quello sui tetti di napoli) sono esauriti. Correggiamo la rotta verso uno spettacolo di danza al san ferdinando (finalmente ci andrò!) ed uno di prosa su caravaggio al bellini.
    C'è da risalire toledo per andare al convitto, ma il caldo ed il biglietto giornaliero ci suggeriscono un buon diversivo: Funicolare centrale, fino a piazza coda, poi la metro fino a piazza dante.
    Arrivati al vomero c'è il tempo di una pausa a piazza vanvitelli (e seduti al bar, con la "spvemuta" e la "gvanita", ci sta pure un siparietto imitando il conte rugazzo) C'è un costante viavai di gente, ma tutt'altra storia rispetto al caos dei decumani o del rettifilo. "Sembra di stare in un'altra città europea"...era proprio vero. Prendiamo la metro dell'arte...a starci dentro pareva la metro di oslo. Pulita, colorata, bellissima. Ogni stazione ha una storia. Arrivati a Dante, mentre esco dal vagone entra Adriano Pantaleo, l'attore. Lo faccio notare anche a lei, me lo conferma. Uno scambio d'aria fortunato. Ma la fortuna ci ribeccherà ancora durante la serata che è appena cominciata. "Lo spettacolo comincia alle 20.30, poi ci sono quello delle 21 e quello delle 21.30. Quindi finiremo presto. Sono le 19.15, andiamo a cenare". Entriamo a port'alba, compriamo l'armonica per il gigiotto (domenica sarà il suo compleanno) e gironzoliamo un pò alla ricerca di un buon posto dove cenare carne. Mi tocca, mi va.
    A piazza Bellini ci sono solo pubbetielli. Carini, ma non gli si può chiedere certo un secondo di carne. Alla via dei negozi di musica c'è un wine bar, ma si beve soltanto. "Ci toccherà mangiare in un ristorante turistico..."
    E invece no. Lei mi dice "andiamo verso il bellini, il teatro..." e sulla strada becchiamo un posto apparentemente strano, con grandi lavagne con su scritte pietanze, assaggi, vini, e parole allettanti come "biologico", "gusto". I tavoli sono tipo come quelli dell'asilo. L'atmosfera è davvero gradevolissima. Se ha carne, abbiamo fatto bingo. Ne ha!
    Ci accomodiamo fuori. Da seduti sentiamo la musica, lieve e dolce del sottofondo dal di dentro e la musica di cui sopra della città. Fa caldo, ma si sta benissimo. Prendiamo un gattò "delle due sicilie" -con melanzane alla siciliana al posto dei salumi ed io una tagliata di bufalo su insalata. Prendo anche una insalata mista...è piena di rucola (verdura che preferisco) con delle olivelle strane che si dimostreranno essere "peschetelle" o qualcosa del genere...cioè come le mele hanno le giuggiole, queste erano piccole pesche...strane ma buonissime.
    Una bottiglia d'acqua ed uno stuzzicadenti fatto con del bambù (molto bello, insolito ed originale) mi viene a fare 33 euro. Ma in un posto del genere dove hanno i mieli di Andrea Paternoster (quello della thun)...tanto di cappello a qualunque cifra. Ritornerò a fare assaggiare un pò di melata.
    voto 8.5
    La seconda parte la metto in un altro post...

    June 08

    ritorno a 'o castiello

    Ci mancavo da...mah...dieci anni, forse di più.
    Era inverno, o comunque una giornata grigia.
    Ero solo, ero triste, ero piccolo.
    Scoprii di dover condividere la vita con me stesso, e vidi un grande uomo prendere una sederata clamorosa scivolando sulla battigia.
    Una scena che non dimenticherò.
    Si pescava. C'era chi lo faceva con canne da pesca lunghissime, alcune a mulinello ed altre no, chi era sub ed andava a polipi.
    Io presi il nervo spennacchiato di una foglia di palma, e vi attaccai un pò di lenza, un amo e l'esca. Aspettai parecchio, ma ebbi fiducia.
    Mi illudevo come esperto, immaginando quanto vicino fossero i pesci ad abboccare dalle piccole vibrazioni di un così ridicolo strumento di pesca.
    Eppure, fui preso da un sussulto, e mi resi conto che qualcosa aveva abboccato davvero.
    Un pesce piccolo, come un dito, forse poco più, ma per me era grandissimo. Almeno quanto la soddisfazione di avercela fatta.
    Ma ero solo in mezzo agli altri.
    Ci sono tornato, in una domenica di inizio estate, con una comitiva di buontemponi e brava gente appassionata della "tristezza che si balla".
    C'erano, in più, lettini, scale, tutto un lido montato per i bagnanti. C'era un ristorante, e ci ho anche pranzato.
    All'epoca si mangiò ciò che pescammo. Un fritto strabuono.
    Era lo stesso posto, con tanta gente in più, ma sostanzialmente lo stesso. E' cominciato anche a piovere, fino e costante.
    Come in una giornata scura d'inverno.
    Ero solo, ero triste, ero piccolo.
    Passerà. Ma dal terreno le stelle sembrano davvero molto, troppo lontane.