Enrico's profileper aspera ad AstraPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    June 30

    viaggio naufragio e nozze di ferdinando re di i

    ci sono riuscito, ci sono andato...ima replica dell'ultimo giorno...contemporaneamente alla finale degli europei...avrei impiegato troppo tempo a raccontare tutto, mi limito a riportare una recensione che racconta appieno quanto ho visto...Teatro.
     
    ...m'aggio mangiata n'emozione.
     
     
    Nella suggestiva cornice del Real Albergo dei Poveri, recentemente restaurato, è andata in scena, in prima assoluta per il Napoli Teatro Festival Italia, lo spettacolo Viaggio, naufragio e nozze di Ferdinando principe di Napoli, riscrittura di Carlo Presotto e della sua compagnia de La Tempesta di William Shakespeare. Rappresentata per la prima volta presso la corte inglese di Giacomo I Stuart nell’estate del 1611 in occasione del fidanzamento della figlia del re, Elisabetta, e di Federico V, elettore palatino del Reno, La Tempesta è l’ultima opera interamente dovuta a Shakespeare e parte della critica l’ha considerata il uso testamento umano e teatrale. Si tratta di un testo estremamente complesso, che è stato portato in scena in tutte le epoche storiche dal Seicento ad oggi, con mille varianti ed altrettante riscritture.

    Per l’occasione il Real Albergo dei Poveri diventa un’isola piena di suoni strani, di spiriti che volteggiano, di favole che vengono raccontate e di tempeste che si materializzano improvvisamente. Il pubblico napoletano è accorso ad assistere alle nozze di Ferdinando, principe di Napoli, ed è accolto in un lungo e poco illuminato corridoio che procede parallelo alla facciata dello storico palazzo che ospita la rappresentazione. Due spiriti – in realtà si tratta di un Ariel sdoppiato in un maschio ed un femmina – dirigono il pubblico e lo attraversano. Ad un’estremità si vede Prospero che legge, all’altra un altro Prospero addormentato, in un angolo un mantello sospeso nell’aria. C’era di magia, di sortilegi, di incantesimi. Dopotutto quattro secoli fa Shakespeare faceva dono di questa rappresentazione ad un monarca come Giacomo I, che era un noto cultore di demonologia. I due Ariel prendono poi il mantello e lo mettono sulla spalle del padrone dell’isola, che si sveglia, attraversa la sala, si rivolge al pubblico invitandolo a seguirlo. Con questa scena rituale si entra nello spettacolo, si partecipa all’incantesimo, si attraversa un sogno. Si tratta di un incipit molto suggestivo che sembra suggerire uno spettacolo itinerante.

    Alla fine del corridoio, che si articola in alcune curve, si sbuca finalmente sull’isola. Comincia il naufragio degli spettatori che sono invitati alle nozze del loro principe. Ma la storia è ancora lunga e piena di pericoli. Si calpesta l’erba di un cortile, gli spiriti continuano a volteggiare, una leggera musica cantilenante pervade l’atmosfera. Al centro di questo spazio si apre la scena: quattro alti pali di legno, accostati a formare un totem, si aprono stendendosi sulla terra e rivelando la figura di Prospero, vestito dello stesso blu del mare che racconta la tempesta da lui scatenata per far naufragare sulla sua isola il fratello, che lo aveva spodestato dal suo ducato di Milano, e il re di Napoli con la sua famiglia, che aveva appoggiato quel progetto criminale e fratricida. La scena è molto suggestiva perché il mantello di Prospero, che racconta la sua tragica storia, si sviluppa nelle onde del mare che avvolge con violenza la nave, metaforicamente rappresentata da un modellino che sovrasta nel vuoto la sua testa. Magia in azione.

    La scena si sposta ancora. Si penetra sempre più nel cuore di tenebra dell’isola. Si procede, accompagnati dagli spiriti come da un mostruoso Caliban, verso l’antro in cui vive Prospero, il suo regno ridotto a dimensione familiare. Gli spettatori si accalcano per prendere posto sui seggiolini di un platea montata davanti alla nuova scena. Sembra di essere spettatori in un vecchio teatro greco all’aria aperta, partecipando ad un rito teatrale che procede con un sua coerenza e continuità. Ma sembra anche di assiste ad un dramma a tappe dell’espressionismo tedesco, un cui la scansione narrativa viene segmentata continuamente. La scena è particolarmente efficace: un cerchio tracciato nel terreno ad indicare la circolarità dell’isola e allo stesso tempo la proprietà di Prospero ed al centro il ponte di una nave, nella cui parte inferiore è scavato l’antro del mago.

    Se la prima parte della messa in scena è particolarmente caratterizzata da una dimensione magica, la seconda restituisce una prospettiva più legata alla terra ed ai rapporti di potere. Da Ariel si passa a Caliban, schiavizzato da colui che ha preso possesso dell’isola. Dall’acqua della tempesta si passa alla terreno con cui si costruisce la scena ed al fuoco delle baracche dei burattinai che stanno per arrivare. Dai suoni meravigliosi dell’isola si passa ai disegni carichi di colore che Prospero produce su delle tele bianche per raccontare alla figlia Miranda la storia del suo spodestamento e della loro fuga in mare: la magia di Prospero è rossa, la figlia Miranda è blu, Antonio, fratello usurpatore, è nero, la tempesta è verde. Poi la giovane fanciulla, che appare vestita di bianco perché è la futura sposa, si addormenta per risvegliarsi insieme al bel Ferdinando. Si ammirano, si scrutano ed infine si promettono amore.

    La parte più interessante della messa in scena arriva a questo punto, quando la sapiente e articolata regia scenica di Carlo Precotto, accompagnata dalla buona interpretazione dell’intera compagnia, mostra tutta la dimensione meta-teatrale dell’allestimento, portando al centro della scena due baracche di burattini per raccontare l’episodio relativo al naufragio del re di Napoli e di suo fratello, del duca di Milano e di Gonzalo, un vecchio ed onesto consigliere. Come indica il titolo della messa in scena, questa è la storia di Miranda e Ferdinando. È stata completamente tagliato la vicenda di Trinculo e Stefano, mentre i burattini che parlano in napoletano ed in milanese raccontano l’ennesimo tentativo di usurpare il potere da parte di un fratello. Ma questi burattini sono su un’isola in cui un banchetto imbandito delle più succulente leccornie è soltanto un illusione. La dimensione meta-teatrale, particolarmente analizzata dagli studi di Agostino Lombardo su quest’opera shakespeariana, trasforma Alonso, re di Napoli, in una burattinaia che muove un fantoccio, Gonzalo in un bambino capace di dire le più semplice verità sull’uomo, il potere, la giustizia, e mostra infine la scissione di Prospero in quattro individui.

    La scena finale è costituita dal matrimonio tra i giovani principi. Ritorna la pace e l’armonia. Le baracche esplodono in fuochi d’artificio. Prospero rinuncia ai suoi poteri e decide di tornare a casa. Viaggio, naufragio e nozze completano il percorso di formazione del giovane eroe a cui è ricordato che “nessun uomo è un’isola”, nessuno è completo in sé, ma tutti devono relazionarsi agli altri ed al mondo, come su una scacchiera, che Ferdinando ha costruito per la sua sposa.
    June 19

    un cavalluccio...

    mi stanno succedendo molte cose in questi giorni che hanno dell'incredibile.
    L'ultima, ierisera, mentre preparavo un esame...
    mi chiedono di rimuovere una recensione su un locale del cilento ci cui, però, non posso fare il nome. Di quale si tratta lo potete rileggere (poichè il post originale l'ho davvero cancellato) nell'immagine del post. Non ho voluto gettare il contenuto perchè è un capolavoro...ed è la verità! W la signora Maria!
    29 maggio, 2.30
     

    titolo: omissis!

    beh.
    per il buon mario, luigi e mariolina non ho niente da aggiungere.
    loro erano lì ed hanno libato meco in uno dei locali più originali (e l'aggia trattato) del mio sapere mangereccio.
    e pensare che ci siamo arrivati "a fiuto".
    Locale a conduzione familiare nel semicentro di marina di camerota, inconsapevolmente surreale, tipo quadro di salvador dalì. perchè? e mò ve lo dico:
    atmosfera: ah, magica! metà da garage dismesso, metà da capanna di pastori. A rendere unico l'ambiente, due chicche: una gondola veneziana posta in mezz'aria da due fili di nailon, ed un bel vaso sul tavolo a fianco con due belle rose (una rosa l'altra rossa) belle zeppe di polvericcio.e non dimentichiamo l'allegro gatto portatore di tanta igiene che ti ronzola tra le gambe mentre mangi...
    il servizio: ah, impeccabile!servizio composto da madre figlia nipote.la madre penso sia la signora maria, un'anziana dallo spiccato idioma cilentano semiincomprensibile commerciante avida e sfottitrice, quindi gradevolissima; la figlia è una signora che non ha detto come si chiamava, ma del resto della sua vita sappiamo tutto: quando era giovane e venivano gli stranieri, la coppia di piacenza, lo zio nicola che faceva le gite in barca, è lei che ci ha accolti piena di panico, perchè non vedeva da tanto tempo tanta gente (eravamo in 5)ah, e l'apoteosi era quando diceva "ma io questo mestiere qui non lo dovevo fare, dovevo fare la ragazza cubo" La frase tipica: ma lei che lavoro fa? ma da dove venite? gliel'ho detto 15 volte...
    La nipote che fa l'alberghiero e conosce le lingue e che forse si chiama veranda (da qui la scritta sul biglietto da visita) le abbiamo chiesto i primi, ma non li conosceva, i secondi, e ha chiesto alla madre: ma che cazzo non sai niente?
    il menu: ah, stupendo! pizza gustosissima: praticamente si sentiva in modo palese che erano pizze fatte in un remoto passato, congelate e scaldate in forno poco prima di servirle, ma in compenso ingredienti freschissimi: impasto tipo pane azzimo (ma forse era proprio quello originale dell'esodo ebraico), pomodoro che era più concentrato che pelata, e mozzarella tipo lasonil coagulato: na squisitezza!
    lo spaghetto ai frutti di mare era na poesia: 5vongole a piatto e 250 grammi di spaghetti dalla consistenza tipo chewing gum! scarola riccia condita: sembrava con la gelatina, quella dei capelli. frittura di mare: qualcosa di umano, così come il pane.e dimenticavo il meglio. su un tavolo c'erano delle mozzarelle di cui una morsicata, che probaibilmente stava per mangiare proprio la signora prima che venissero stì scocciatori a pretendere di cenare: quando abbiamo chiesto prosciutto e mozzarella magicamente le mozzarelle spariscono da quel tavolo e si materializzano sul nostro. prosciutto paesano ma salatissimo. alici ripiene al sugo fatte dalla signora maria, a mò di panzerotti.
    carta dei vini: ah, fornitissima! una bottiglia (1!) di bianco locale, birre calde e no cocacola. acqua minerale della casa in bottiglia di plastica.
    i bagni: ah, pulitissimi! praticamente nù stanzino fuori dalla sala (in un giardino che era più un retrobottega di un macellaio) e la luce da accendere vicino alla lampadina sopra la tazza: impossibile da trovare se non chiami la signora. da asciugarsi le mani con la carta igienica. nell'allegro tragitto tra i bagni e la sala si passa davanti alle finestre delle camere (2) che la direzione mette a disposizione dei clienti al prezzo di 20€ a persona, ma è già tutto occupato (la signora passa più tempo a parlare che a respirare),e camminando vedi la gente che disfa le valigie e che magari si cambia le mutande, così, allegramente, nel pieno rispetto della privacy.
    conto: 55€ comprensivi di 5pasti turistici 1bottiglia di vino 1bottiglia di acqua e l'intrattenimento della figlia.
    Ma per favore.
    la foto è il biglietto da visita originale del locale, che provvedevamo a correggere a mano a mano che notavamo "differenze" dalla descrizione originale.y1plNWRj7gVAE9j-Egc0F0JSvdj3MRDs1xdCT_k43y6GUytzJVy7xG4foihv2z5zVqwfgrnn7Qd0RA
    June 05

    una frase

    "∂i℮тяo gli oккi ∂i υи ρasѕaит℮, si иaѕкoи∂℮ тυттa υиa viтa. иoи iммagiи℮яai мai la ѕυa ѕтoяia."
    June 04

    periodi...

    Un amico una volta mi disse -tra le tante cose- che la felicità la posseggono quelli che sanno tutto e quelli che non sanno niente. In mezzo si sta male.
    Sarà che davvero sto scoprendo troppe cose, e al contempo non è ancora il momento di conoscere tutto (è na parola!), ma sta di fatto che vivere consapevolmente non fa vivere bene. Ma è troppo tardi per tornare indietro, per dimenticare tutte le cose lette, viste, i posti visitati, le persone conosciute, gli universi immaginati. Forse la scelta sbagliata l'ho fatta in passato, o l'ha fatta qualcun altro per me quando si è scelto di farmi intraprendere la via maestra del mondo...ma, forse, restare a casa a curare l'orto è più limitante ma fa morire in modo più edificante. Fuori il mondo è davvero grande, e molto più grondante di merda di quanto nei miei incubi abbia mai osato immaginare. La sfida non è quotidiana, non è per la sopravvivenza personale o per la perpetuazione di specie, o di altro. Chissà. Pippe mentali? La scelta, adesso, è se fermarsi qui con il ragionare prima che sia troppo tardi, o menarmi a pesce in questa realtà, per capirla meglio. E poi, in un altro stadio, scegliere se farne parte o contrastarla; con assoluta franchezza e lucidità.
    June 03

    di nuovo Roma

    Da una stanza a Roma sentire "Emozioni" di Battisti che viene da fuori...è bello riscoprirsi sani e riposati dopo qualche giorno di febbre scema ed una notte passata a dormire su un tavolo (!)...
    ho visto le frecce tricolori,
    ho cenato accanto a Pippo Baudo
    ho conosciuto Stephanie Gatto
    Quest'ultima è un'anima che si riassume nei ciondoli che porta al collo attaccati ad una catenina d'oro: una croce d'oro, un cornicello d'oro ed un cuoricino di quelli che si aprono e contengono foto...vuoto.
    E' stato un bel soggiorno. me ne torno con una valigia pesantissima in meno ed una pietra che arriva direttamente dalla spiaggia di "non mi ricordo il nome" in più.
    Ora so che c'è una persona con poche certezze che ha avuto il coraggio di lasciare un lavoro ben retribuito, una famiglia ed una terra per cercare sè stessa. Resterà in giro per l'europa per 5 mesi, per poi tentare di ricostruirsi un avvenire.
    E constatando la natura umana ed al contempo il coraggio della persona in questione fa male non augurarsi che ci riesca, e che sia il migliore che possa avere.
    Io, bene o male, so dove sarà il mio futuro, la mia vita, e so che se sarà com'è adesso sarà la migliore che abbia mai potuto immaginare.
    Auguro a te lo stesso, che possiamo rivederci la settimana prossima a Piazza Bologna o tra dieci anni sulla spiaggia di "non mi ricordo il nome" poco importa.
    Buona vita, Steph.