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    March 24

    Ago

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    Dovete ricordare, però, che tutto ciò non si realizza in un giorno, né può essere frutto di entusiasmo momentaneo. La strada resta sempre faticosa, ma, se confiderete nel Cristo, non verranno mai meno le forze. E anche si comincia ad amare la fatica. “Ubi amatur - diceva sant’Agostino - iam non laboratur et si laboratur etiam labor amatur”: “Dove c’è l’amore non si sente la fatica e anche quando c’è la fatica si ama questa fatica”.
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    ho trovato questa frase dopo che me l'aveva accennata gigi. La porta sempre con se (quella di S.Agostino), nel portafoglio.
     
    Beh, il lettore potrà dire "che c'azzecca sta frase?", ma a me dice moltissimo, dice tutto.
    A rigor di logica, dovrei stare molto male. Dovrei dubitare di tutto, e mettere in discussione un pò tutto.
     
    e invece continuo, a fare tutto, e meglio che posso.
     
    Continuo a fare Teatro, e mi sono inventato una voce per Tommasino che mi piace tantissimo (metà Carratu' e metà Peppe 'o cavallaro...)
    Continuo a seguire il Master
    Continuo a prepararmi per santiago
    ...e tante altre cose.
     
    Insomma, continuo ad amare la vita, a volermi bene, ad apprezzare tutti i tesori che ho (primo fra tutti: la vita. E CAMMINARE!), e mi cibo di molti sogni, ogni giorno.
    E' un sogno viaggiare in vesuviana con la random dell'mp3, e percorrere il rettifilo (o le scorciatoie del borgo orefici) a passo cadenzato da quello che arriva dal "panariello" multimediale.
    E' un sogno percorrere l'autostrada, al mattino, e vedere tutti i colori del cielo, del mare, delle città che attraverso. E' un sogno ogni mattino, andare alle terme, e curare il corpo, pregare ogni giorno, e curare lo spirito, seguire i corsi e cibarmi di cultura, fare le prove e assumere arte. Non posso non alimentare sogni a profusione, escono da soli. Arrivare a Napoli in moto mi fa sentire una specie di cavaliere, dove il casco è l'elmo, il giubotto ed i guanti l'armatura e l'xcity il ronzino. Completa il tutto il cappuccio della felpa che funge da Cotta di Maglia. Con il pieno di positività, non posso lasciarmi abbattere nemmeno da chi dice di essere l'incarnazione del maligno perchè ha tre 6 nella data di nascita, e non posso fare a meno di mandarle fiori ogni giorno da qui al mese prossimo, seppur non li apprezzi.
    Non si resiste all'amore. Vince ogni cosa. E il sorriso è inevitabile, anche non voluto, anche non sentito. Basta un giro, per casa, "a papiscio"...a cavalcioni.
    I miracoli accadono tutti i giorni, e chi c'era, ci crede.
    Sognare da idiota è come poter passare una mezzora sulla scalinata delle FII, al sole, senza scarpe nè calzini: libertà. Non sono nulla piu' che un deficiente, ma sono libero e mi godo la mia libertà.
    Questa vita che faccio non è poco faticosa. Ma la vivo amandola. E finisco per amare anche la fatica.
    "Ama, e fai quel che vuoi" è stata tra le prime cose che mi hai insegnato del santo di ippona, ti ricordi? Ma non mi risponderesti se fossi qui accanto a me, figuriamoci se lo farai attraverso un blog stupido come questo.
    In ogni modo, e nonostante il resto, Ultreja.
     
    March 14

    Pause dal cavolo

    Ho finito di vedere 1900 di Bertolucci.
    La prima parte la vidi in treno, in direzione Modena. E la seconda parte adesso, quando mi rendo conto che non ci si può far niente, è già ora di tornare alla realtà, e c'è da rimandare un pò di cose. Spettacoli all'opéra, cene sotto cupole, bagni aromatici, eccetera, eccetera...e c c e t e r a.
    Ma ci sono da rimandare anche giri in moto, gelati, pizze, e anche il mare.
    Ho finito di vedere 1900 di Bertolucci, per fortuna. Perchè non avevo voglia di fare nemmeno una beata minchia.
    Ho cercato di capire chi era depardieu (cacchio, olmo!) chi era stu lancaster, come si chiama quello che ha fatto attila.
    Ho scoperto che anche liù bosisio ha fatto una parte, anche se non ho capito ancora quale.
    Sono incappata nel suo sito, ed ho trovato questa pagina di diario.
    Ho deciso di pubblicarla anche qui. Non saprete nemmeno chi è la Bosisio. Io la tenevo d'occhio da un bel pò. Ma non credevo fosse tanto grande.

    dall'url http://www.liubosisio.com/diario/duilio.html
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    Duilio fu il mio primo marito. Lo conobbi a Roma, al “caffè degli artisti” in via Margutta. Chissà se quel piccolo bar c’è ancora?

    Aveva quattordici anni più di me, sette meno di mia madre.

    Era un gigantesco ragazzone di trentacinque anni, coi capelli corti e ramati che gli scendevano a frangetta. E un piccolo naso delicato. Era molto bello.

    Faceva il pittore e di quadri cercava di vivere. Ma era difficile. E allora… faceva il “cambio merce”… Un quadro per il nostro armadio, due quadri per un abbonamento alla trattoria più vicina.

    Era buono e tenero come un vitello da latte, e soffriva.

    La vita alle volte è una cosa selvaggia, come te la cavi se sei tenero come un vitello da latte?

    E allora aveva trovato un modo: bere. E quando lo faceva, finalmente ruggiva…

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    Mai ho visto un uomo rinascere, in così pochi minuti, dopo un bicchiere di vino: un leone! E da leone, travolgeva tutto e tutti, anche me, la sua piccola Bamby, così mi chiamava.

    Raccoglieva gatti randagi, li sfamava, accarezzava: li amava.

    L’ho visto piangere per la bellezza di un filo d’erba… Ricordo la sua testa reclinata sulla spalla, il filo d’erba appena staccato dalla terra retto nella mano, controluce… una goccia di pioggia scivolava lenta lungo la scanalatura…

    Aveva sempre un cerino all’angolo della bocca e fumava mille sigarette. Aveva un modo tutto suo, di reggere le sigaretta: tra l’indice e il medio della mano destra, ma in fondo, dove le dita si uniscono alla mano. E teneva il braccio piegato, appoggiato al busto, sì da essere tutt’uno col corpo stesso. E dal suo corpo vedevi nascere un sottile fumo azzurrino che si scioglieva nell’aria, con grazia.

    Dipingeva con accanimento e passione usando le mani assieme ai pennelli. Per ore ed ore, immemore di me che lo guardavo…

    Quando ci siamo sposati, sul sagrato del Duomo mi fece dono di un coniglietto bianco che caricato a molla batteva due piattini d’oro: “Din!…. din!… din!”… Ero la sua bambina.

    Morì una sera d’agosto, nel suo studio, sparato da un amico. Prima di morire ebbe la forza di scrivere su una parete, in basso vicino al pavimento: “Va… porco mondo!”

    Aveva trentotto anni, Luca due, io ventiquattro.

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    Non mi viene nulla da scrivere, anche se mi ha fatto sentire molto.
    E' un pò come questo periodo qui. C'è da aspettare.
    E in teoria anche da darsi da fare. Ma la voglia, no. Cacchio. Non me lo posso permettere.
    March 13

    considerazioni da dietro le quinte

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    ANTONIO
    ha scritto:
    we carissimo...t volevo dire ke poi il mio proniostico è andato a buon fine 3-3 cn la roma!!!cmq...stasera al cat si è pariato e ricorda l'angolo costumistica Linguaccia. a proposito ricordo molto bene la fragranza e spero tnt ke d pettacoli e camerini ce ne saranno ancori tnt insieme!!we io vado cmq sei un amico ciao continua cosi!!!
    1 Mar.
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    Grazie, antò.
    March 12

    Partire, e già ritornare.

    Trovarsi nella città della luce e dover andare via, prima del tempo. Le valigie sono già pronte.
    Sembra ieri, anzi è ieri. Cenavamo all'ultimo piano di un museo col tetto di vetro all'ombra di una torre scintillante...
    Oggi la si doveva scalare, la torre, e poi passare la giornata tra mendicanti, poeti e chiese.
    Domani sera doveva essere il piatto forte, con balletto e cena sotto una cupola...
    e' andata. Con il cous cous ed il felafel più buono che abbia mai assaggiato,
    la nostra signora con le sue campane, una luna S T U P E N D A, e tutto il resto che è filato perfettamente liscio.
    Ho preso il buono, prendo anche il meno buono.
    E' ora di ritornare, c'è da stare bene. Anche se sembra impossibile stare meglio di così.
    Ma ci sono tarli da estirpare, e sonni da ritrovare (i sogni li abbiamo già vissuto quasi tutti)
    ricordando tre brindisi: due all'amore, uno ai sogni.

    March 01

    Altra replica, altra corsa...

    Stasera ho vissuto molte emozioni.

    ho capito quanto è facile sembrare altro
    ho riso e fatto ridere
    ho pianto e fatto piangere
    ho messo il mio lavoro in quello degli altri

    ho fatto il nodo ad una cravatta
    ho applicato il bianco
    ho dipinto le rughe
    ho passato le dita per sfumarle

    ho controllato la chiave, i documenti, il fazzoletto, il cappello
    ho dimenticato i baffi posticci (i miei però bastavano)

    ho attinto aria e acqua alla mia anima in fiore
    ho sentito la solita lieve incertezza prima e
    ho dato la solita prova d'orgoglio durante.
    ho inteso gli altri e
    ho ascoltato me stesso.

    ho pronunciato le parole di Viviani
    ho interpretato due sue creature
    ho assistito ad un nuovo miracolo
    ho provato una nuova solita commozione

    ho fatto Teatro.